

Il 2024 per chi ha partita Iva, è l’anno del concordato preventivo biennale, un accordo con il Fisco che permette, per un biennio di pagare le tasse non in base agli effettivi guadagni, ma sulla base di quanto preventivato dall’Agenzia delle Entrate.
Laddove il lavoratore autonomo, il professionista o l’impresa, infatti, accettasse il concordato preventivo, saprà in anticipo le tasse da versare per il 2024 e per il 2025, indipendentemente da guadagni e ricavi.
L’Agenzia delle Entrate, sulla base dei dati che ha a disposizione concorderà con il titolare di partita Iva le imposte dovute per i due anni successivi. L’eventuale reddito in più guadagnato non sarà soggetto a imposizione. Solo nel caso di introiti minori superiori al 60% il Ministero dell’Economia e delle Finanze potrà prevedere una revoca del concordato in via straordinaria con altre ipotesi di tassazione.
Il concordato, di fatto, sarà una proposta che l’Agenzia delle Entrate farà al titolare di partita Iva, basandosi sui dati in suo possesso, per stabilire le imposte da versare preventivamente. Coinvolti nella nuova misura di blocco delle tasse per due anni saranno sia le partite Iva soggette agli Isa che i contribuenti forfettari.
A chi conviene scegliere il concordato e a chi no?
Il concordato è una scelta ottima per chi prevede che il proprio volume di affari resti stabile o possa aumentare nel prossimo biennio.
Scegliendo di concordare le imposte preventivamente e in base ai dati posseduti dall’Agenzia delle Entrate, infatti, la prospettiva di non pagare le imposte sui maggiori ricavi potrebbe essere molto allettante.
Prima di fare una scelta pro o contro il concordato preventivo, quindi, è bene esaminare le condizioni della propria attività per stimare quale potrebbe essere l’andamento per il 2024 e il 2025. Solo dopo questa valutazione, infatti, è possibile comprendere quale sia la scelta maggiormente conveniente caso per caso.
Si tratta di una scelta che non conviene, invece, per chi ha un volume di affari incerto e che potrebbe tendere al ribasso: in questo caso, infatti, rimanere nella tassazione ordinaria e pagare effettivamente sui redditi conseguiti potrebbe essere maggiormente conveniente. Il rischio, in questo caso, sarebbe concreto di trovarsi nella condizione di pagare tasse più alte al diminuire dei redditi.